ANITA LIKMETA presenta L'ACQUILA NERA Marsilio editori

ANITA LIKMETA presenta L'ACQUILA NERA Marsilio editori

30/06/2025

«Non ricordo chi fu il primo a vederlo, se miocugino Armand o sua sorella Xhixhja.Ricordo peròche facemmo subito capannello intorno a quellostrano ritrovamento. Un lungo osso bianco eraaffiorato dalla terra e se ne stava lì, mezzo dentroe mezzo fuori, come la radice di un albero.»Fine estate 1994. A Rrubjekë, un villaggio conle case basse di pietra e i campi che si estendonoa perdita d’occhio, una banda di ragazzini in cercadi avventure si imbatte nei resti di alcuni soldatiitaliani. Anita è la più piccola del gruppo, mapercepisce tutta la drammaticità di quel momentoin cui la morte si rivela ai suoi occhi nell’ulivetonon lontano dalla casa dove vive con i nonni.È allora che comincia a farsi domande chela porteranno a decidere di raccontare una storiadolorosa condivisa tra le sue due patrie: quellanatale, l’Albania, e quella d’adozione, l’Italia.Tra legami profondi e ferite aperte, tra cronacafamiliare e tragedia collettiva, Likmeta sottraeall’oblio una vicenda complessa che si snoda su piùpiani temporali, dagli anni trenta agli anni novantadel Novecento, fino ai giorni nostri.Scoprirà così che l’Italia non è stata solo quelladegli invasori, delle navi che riempirono il portodi Durazzo il 7 aprile 1939, delle uniformi perle strade di Tirana, dei manifesti con il voltodi Mussolini, dell’italiano imposto come linguadel potere. Un’altra Italia non si era limitataa eseguire ordini e, nel caos dell’8 settembre1943, aveva scelto. Di quelle testimonianzediventa urgente ritrovare e custodire la memoria.Soprattutto oggi, nella consapevolezza che«il fascismo non è un ricordo del passato.L’invasione dell’Albania non è un fatto archiviatonei manuali. Raccontarla significa strapparla allaretorica e alla neutralità. Significa dire che dietro lemanovre politiche, le leggi, i trattati, c’erano volti,mani, terre spaccate e storie che si sono spezzate».

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